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Nel tunnel del grande imbroglio in Carnia (Friuli Venezia Giulia)

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Continuando la cronaca documentata precedente, oggi inizio col ringraziare la Presidenza della Repubblica italiana che, recentemente mi ha risposto con comprensione, (vedere nota della Presidenza
della Repubblica cliccando qui), trasmettendo gli imbarazzanti fatti sostanziali che mi riguardano agli Organi locali per un fattivo pronto interessamento e intervento, utile ad alleviarmi le sofferenze interminabili che da tempo mi vengono riservatamente procurate. La Presidenza della Repubblica si è interessata al mio caso, dopo avere ricevuto da parte mia, le informazioni relative ai continui maltrattamenti che subisco, mio malgrado, qui in Alto Friuli, da quelle istituzioni locali che mentre dovrebbero aiutare chi si trova in grave difficoltà come me, nella fattispecie, come vedremo più avanti, svolgono il proprio lavoro pacificamente in controsenso e senza che nessuno intervenga in mio aiuto. In questo modo viene svolto il lavoro di Servizio Sociale, solo per modo di dire, sino a che infine, viene notevolmente arrecato più danno che beneficio, tanto che al posto di aiutare la persona ammalata, quale sono io, mi distruggono ulteriormente in ogni senso, fino a praticarmi un danno grave e irreparabile giorno per giorno e fino a vedere porre in atto, come vedremo, una spietata eutanasia continua e la tendenza crescente all'istigazione al suicidio.

So che da tempo nel Paese ci sono in corso inchieste sulla corruzione pubblica, ma non mi sarei mai aspettata che da parte dei Servizi Sociali di zona si prendesse parte con piacere all’inerzia continua e al mancato soccorso al cittadino, malgrado che la vita di una persona disabile grave, affetta anche di una malattia rara, quale sono stata riconosciuta io, abbia bisogno di aiuto. Non credevo che fosse tacitamente accettato anche dalla Regione Friuli Venezia Giulia, informata formalmente dei fatti più di una volta da me personalmente, che gli stessi Servizi Sociali potessero svolgere i propri compiti, non solo non intervenendo in aiuto della persona disabile, ma anche umiliandola con derisione, sino a danneggiare sempre più la poca salute rimasta. In questo modo vedo che la questione morale e il valore della vita, per certi individui, che sono anche stipendiati dallo Stato, è stata ridotta ai minimi termini, sino a costatare di fatto solo ora, che per le istituzioni locali, neppure l’interessamento formale della Presidenza della Repubblica conta. Non occorre essere un gigante del pensiero sociale o politico per intuire che contro di me si usa da tempo una vergognosa eutanasia passiva, lenta quanto dura e spietata. Più che vedere la mancanza di volontà a 360° di porre in essere un accertamento di fatti specifici e di responsabilità individuali, vedo che il tutto è degenerato in un processo di protezioni reciproche, fra funzionari di Enti pubblici nell’ambito della Regione Friuli v.g., i quali fingono ad oltranza di non sapere tutto quello che di violento in diverse occasioni mi viene causato e di ignobile procurato. Non è affatto difficile per chiunque non fosse in malafede o accecato da pregiudizi, capire già, raccogliendo pochi fatti illeciti, che mi vengono fatti subire, che in realtà sussistono gesta che oltrepassano di parecchio la decenza umana. Non è mai stato difficile, per chi avesse voluto guardare i fatti e i danni gravi con un minimo di obiettività, capire che parte della distruzione della mia salute e della mia vita dipende anche dallo sgretolamento della civiltà locale, dall’indifferenza, dall’egoismo, dal sadismo, legato al piacere del potere che alcuni hanno immeritatamente ricevuto. Ora guardiamo i fatti concreti. Da quando sono stata messa a conoscenza dai medici specialisti in reumatologia di essere affetta da una malattia rara e grave, pur avendo supplicato aiuto ai Servizi Sociali di zona (Tolmezzo-UD) per diverso tempo, mi è stato duramente sempre rifiutato di potere essere messa a conoscenza dei miei diritti economici, ossia su cosa viene erogato in esenzione, per la mia malattia, per quanto riguarda le cure, medicine, prestazioni appropriate ed efficaci per il trattamento e il monitoraggio della malattia rara, accertata e curata per la prevenzione degli ulteriori aggravamenti. La conseguenza è stata che, per cercare di rimanere in vita, mi sono dovuta curare sino ad oggi, con farmaci completamente a totale mio carico e pagamento. In un secondo tempo, dopo una mia ricerca, avendo scoperto l’esistenza dell’Associazione SIMBA, che rappresenta un aiuto per gli ammalati della malattia rara di Behcet di cui io sono affetta, sono venuta a conoscenza che i Servizi Sociali di zona, in aperta violazione di un Decreto Ministeriale, fatto per proteggere gli ammalati delle malattie rare, mantenendomi allo scuro, mi hanno indotto ad accollarmi completamente le spese dei farmaci in fascia C, utili per la cura della malattia rara, sino a farmi rovinare economicamente senza alcuna pietà e scrupolo morale. Difatti quegli stessi farmaci vengono dati gratuitamente alla persona ammalata di malattia rara, in ottemperanza dello specifico Decreto Ministeriale. Si potrebbe pensare che da parte dei Servizi Sociali ci sia stata la buona fede e la non conoscenza di detta normativa, la quale circostanza l’avrei gradita moltissimo, ma purtroppo non è andata così. Questo perché dopo avere supplicato più volte i Servizi Sociali di Tolmezzo di potere avere copia delle esenzioni legate a detta malattia rara, questo sacrosanto diritto mi è stato rifiutato, anche per tramite di un infermiere volontario, che l’ha gentilmente richiesta per mio conto; non c’è stato verso di poterla avere neppure dietro l’offerta del pagamento del costo delle fotocopie. Successivamente, dopo avere comunicato formalmente i fatti che mi hanno ridotto in gravi difficoltà economiche, (sino a non potere pagare più neppure le spese ordinarie di luce e gas), alla Cortese Attenzione del Presidente della Repubblica, almeno ora avrei dovuto ricevere un po’ di attenzione dalle Istituzioni locali, ma così non è stato: la spietatezza continua pacificamente la corsa. Ultimamente ho ricevuto una risposta dal Direttore Generale dell'Ass3 "Alto Friuli" (vedere nota cliccando qui) ma questa è fortemente forviante e tendenziosa, sino a tentare di farmi credere che tutto il trattamento ignobile che ricevo dall'Ass3 "Alto Friuli", sarebbe legale e legittimo. Dopo il danno, anche una beffa! In merito poi alla mia richiesta di chiarimenti specifici, pubblicati anche in cronaca documentata, prendo atto ancora una volta che col silenzio assenso di diverse compiacenti signori del “potere”, vengono tollerati danni irreparabili, derisione e scherno alla mia persona, come se niente fosse. Per tutto questo sconcio sistema, mi corre l'obbligo di informare l’opinione pubblica attraverso internet, facendo chiarezza e mettendo in luce tutto quello che viene messo in “OMBRA”, per meglio proteggere i “MARZIANI NELL’ANIMO” senza neppure il minimo scrupolo. Ciò si verifica addirittura anche per mano del funzionario maggiormente responsabile dell'Ass3 "Alto Friuli", esattamente con la dinamica articolata che segue e portante paternità e quindi firma in persona del Direttore Generale dell'Ass3 "Alto Friuli". Osserviamola ora questa nota, nei suoi contenuti. (vedere nota cliccando qui).

Per quanto attiene al primo punto:

Come meglio spiegato e documentato in CRONACA DOCUMENTATA, pubblicata in Carnia e Ombre, ho ricevuto per parecchio tempo reiterati maltrattamenti dal medico curante, anche davanti a un infermiere volontario, con l’aggiunta di anomalie ed eccessi di potere a raffica dallo stesso nelle ricette mediche su modulistica regionale, relativamente a prescrizioni di farmaci su una patologia inesistente (helicobacter pilory gastrico), prescrizione di relativi antibiotici, a cui è persino noto che non posso assumerlo, perché sono risultata allergica, ma, come si vede in cronaca documentata, il farmaco mi è stato prescritto lo stesso. Infine lo stesso medico, mi ha anche prescritto una posologia da cavallo del farmaco (Famotidina), confondendo 40 milligrammi della cura che devo fare con 500 milligrammi da lui prescritti pacificamente su ricetta regionale, tutto, ripeto, come già pubblicato in internet: “CRONACA DOCUMENTATA di Carnia e ombre”.

Il Direttore Generale dell'Ass3 "Alto Friuli", dopo avere ricevuto più volte mie formali richieste di chiarimenti sul comportamento fortemente irregolare e persino pericoloso di quello stesso medico, anche nell'ultima risposta, ha finto completamente di non sapere e di ignorare una gran parte dei fatti, adottando la tattica strategica evasiva e forviante con la maniera che incredibilmente segue:

a) Il Direttore Generale dell'Ass3 "Alto Friuli", finge apertamente di non sapere i modi inurbani su cui io ho formalmente informato e che ho subito dal mio medico curante, come detto, davanti ad un infermiere volontario. Il Direttore Generale dell'Ass3 "Alto Friuli" finge apertamente di non sapere, malgrado che da quel mio medico di base siano state scritte delle pericolose ed errate valutazioni e prescrizioni, su ricette regionali come detto sopra. Ma vi è di più, lo stesso Direttore trascura persino il fatto che quelle ricette sono divenute di dominio pubblico, perché sono in evidenza in internet sotto il titolo di CRONACA DOCUMENTATA di Carnia e Ombre e pertanto dovrebbe almeno dimostrare, se non a me, almeno alla gente che legge di contare qualcosa e intervenire come Direttore Generale e pertanto da soggetto autorevole, ma non lo fa;

b) Lo stesso asserisce che il medico di base da me scelto come sostituzione, può essere assegnato solo ai familiari di persone già assistite dallo stesso, fingendo in tal modo, di ignorare l'art. 3 comma 3 della Legge 104/92 (LEGGE QUADRO PER L’ASSISTENZA, L’INTEGRAZIONE SOCIALE E I DIRITTI DELLE PERSONE HANDICAPPATE), da me formalmente invocata e più volte richiamata, riguardante l'integrazione sociale dei soggetti disabili gravi quale io sono stata formalmente riconosciuta;

c) Lo stesso Direttore Generale non ha mai attuato un pronto intervento, anche dopo l'ultima mia richiesta formale di spiegazioni sui maltrattamenti ed eccessi di potere che per lungo tempo lo stesso medico di base, si è arrogato il diritto di mettere in pratica nei miei confronti, neppure dopo essere stato da me informato dello sconcertante silenzio assenso di alcuni massimi dirigenti dell'USL di Tolmezzo i quali, dopo essere stati anche essi formalmente informati degli stessi fatti lesivi, hanno sempre finto anche loro di non sapere, preferendo di continuare a praticare la più inverosimile inerzia, come se non esistessero;

d) Infine, dopo avere richiesto formalmente un pronto intervento al Direttore Generale dell'Ass3 "Alto Friuli" e chiarimenti sugli eccessi di potere subiti dal medico di base, sul fatto, mi viene risposto in modo non rispondente al vero, perché sui maltrattamenti che ho subito da quel medico e dal seguito dei fatti gravi e a quelli dell'inerzia dei funzionari della stessa USL di Tolmezzo, nella fattispecie anch'essi informati dettagliatamente, nel merito non mi è stato affatto risposto, dimostrando cosi ulteriore impudenza. Se il mio curante che avevo fosse un medico divenuto pericoloso, nella misura di come ho documentato io, perché fingere ad oltranza addirittura di ignorare l’accaduto, che quel medico, sbagliando diagnosi, sbagliando a leggere un referto di gastroscopia, sbaglia cure e posologia del farmaco? Che tipo di salvaguardia del cittadino è mai questa? Se ci sono in quel medico problemi personali di qualsiasi genere, non andrebbero inquadrati, approfonditi, riflettuti e valutati? Perché non viene salvaguardata né la vita, né l’incolumità personale e pertanto la tutela stessa della integrità fisica della persona? Che cosa si aspetta che succeda ancora di grave per poi ricorrere ai ripari e finalmente intervenire con i dovuti regolari controlli o indagini?

e) Verosimilmente per il timore che io richiedessi ancora spiegazioni sui continui scottanti illeciti che ho subito dal mio medico curante, come sopra è detto, posti in essere da quello stesso mio medico di base, il Direttore Generale preannuncia la seguente ancora forviante e di comodo, testuale espressione e conclusione: "Riteniamo con la presente nota di aver risposto in via definitiva alle Sue istanze: ogni ulteriore segnalazione, relativa alle medesime problematiche non verrà presa in considerazione da codesta Amministrazione". (vedere nota cliccando qui)

Secondo punto:

Il Servizio sociale dell'USL di Tolmezzo, pur avendo ricevuto le mie sollecitazioni (verbali e formali) di richiesta di poter ricevere un'assistenza continua, così come correttamente Verbalizzata anche dal Collegio Medico dell'INPS di Udine, (oltre che dal medico Reumatologo che a me ha refertato di dover ricevere assistenza integrata), ha sempre preferito da parecchio tempo di ABBANDONARMI a casa da sola, senza assistenza continua, malgrado che io sia portatrice di disabilità grave. Io sia affetta da una malattia rara (di tale malattia autoimmune si dice che ci siano in media due casi per milione di abitanti), sindrome che prende il nome di malattia di Behçet, tutelata come detto, da un Decreto Ministeriale. (Difatti con il Decreto Ministeriale 18 maggio 2001 n. 279, emanato in attuazione dell’art. 5, comma 1, lettera b) del Decreto Legislativo 29 aprile 1998 n. 124. (vedi qui) In Italia, è stato riconosciuto a ben 284 malattie rare divise in 47 gruppi, il diritto all’esenzione dal ticket. In particolare, per quanto riguarda la Malattia di Behçet, le è stato assegnato il codice di esenzione RC 0210. Pertanto la versione fortemente forviante, la verità sostanziale dei fatti, del Direttore Generale dell'Ass3 "Alto Friuli", che il Servizio Sociale sarebbe in attesa di conoscere la mia decisione, non è assolutamente rispondente al vero e anche questo è davvero vergognoso, specialmente, come in questo caso, che ci si prende gioco ancora una volta di me. Di fatto io non sono MAI stata messa nelle condizioni di ricevere, né un'assistenza continua, né "l'implementazione del progetto di Vita indipendente completa nella giornata, attraverso l'assunzione di un assistente personale per ricevere l’assistenza continua. Mi viene concesso solo attraverso dei voucher periodici a cadenza mensile di pagare chi mi riordina qualche volta la mia abitazione, mi fa la spesa per gli alimenti e mi accompagna in ospedale per i controlli di routine. L’igiene nella mia casa che conduco in affitto, mi è stata permessa dopo l’autorevole intervento formale della Prefettura di Udine e quello del Ministero delle Pari Opportunità, altrimenti da come costatavo da tempo, sarei stata lasciata vivere anche in ambiente, relativamente alla nettezza, persino nocivo.

Terzo punto:

Il Direttore Generale dell'Ass3 "Alto Friuli", per eludere in pieno l’argomento esenzioni, sostiene che esse sono state registrate nell’anagrafe sanitaria il 07.02.2012, ma si guarda bene dal menzionare che tali diritti sono stati continuamente in larga misura violati. Se vi è una registrazione, ma non vi è l’ottemperanza a che serve? Oltre al danno economico, mi viene data anche la beffa. A che serve la registrazione di un diritto, se poi viene data, con silenzio assenso “carta bianca” per violarlo, senza neppure richiamare all’ordine chi trasgredisce? E’ pacifico che il suddetto Decreto Ministeriale continua ad essere spudoratamente non osservato come merita, facendomi pagare ancora oggi ticket di farmaci in fascia A e farmaci in fascia C in esenzione totale, esentati proprio da detto Decreto Ministeriale, continuando a rovinarmi nella poca salute che mi è rimasta, laddove i farmaci non me li posso più comperare, facendo aggiungere altri danni anche morali a tutti i precedenti patimenti, già ricevuti dalla mia malattia. In tutto questo, si entra in pieno nell’incapacità dello Stato italiano di fornire risposte concrete alle legittime richieste di sicurezza e prevenzione in caso di grave malattia, sino a dovere vedere inconfutabilmente in azione una complessa rete di apparati paralleli di “MARZIANI NELL’ANIMO” senza scrupoli, che distruggono il malato e il disabile e soppiantano l’azione giudiziale dei tribunali, usurpandone funzioni e prerogative, anche appoggiandosi a conoscenze, amicizie e raccomandazioni e protezioni di stampo politico degenerato e sovversivo. Di fatto si instaura un sistema distruttivo illegale, quanto sotterraneo, orchestrato e diretto dalle strutture che albergano in settori economici e politici dominanti, colmi di “sanguisughe” umane, che distruggono in pieno giorno per giorno il bene comune e quindi lo stesso tessuto sociale. Attualmente sono stata indotta persino nell’impossibilità di qualche volta, di potere pagarmi le spese alimentari di prima necessità, sino a dovermi fare rivolgere alla Caritas locale. Tutto viene fatto pacificamente accadere con continui eccessi di potere organizzati e reiterati nel tempo, da più parti sottaciuti e tacitamente autorizzati, sino a farmi capire, (laddove non posso far fronte agli acquisti di prima necessità, a causa dei costi che devo sostenere per la malattia di Behcet), che ai miei danni viene continuata una forma silenziosa di eutanasia passiva. Una vergogna regionale del Friuli v.g. mantenuta molto ben mascherata e quindi ben nascosta all’opinione pubblica. Penso che chi si diverte a distruggere persone molto sofferenti, sia anche in qualche modo, un fallito nella propria vita, nella propria famiglia, tanto da dovere attingere forza di potere solo da azioni distruttive, ai danni dei più deboli e indifesi, con la tacita compiacenza di altri della stessa risma.

Quarto punto:

Il Direttore Generale dell'Ass3 "Alto Friuli", infine conclude con l’ultima farsa della nota, asserendo che non risultano richieste di rimborso di spese sanitarie effettuate presso altre strutture, eludendo così la verità sostanziale dei fatti realmente accaduti e che sono i seguenti. Mi necessitava un interevento chirurgico di urgenza per gravi complicazioni all’intestino, vie urinarie e ovaio. Qui negli ospedali del Friuli v.g., gli anestesisti si rifiutavano di autorizzare l’intervento a causa dei miei problemi cardio respiratori classificati di “livello 3”. A quel punto, vedendomi lasciare morire, ho deciso di andare a farmi operare con la chirurgia mini invasiva robotica a Milano. Per tale estrema decisione, di fronte all’infermiere volontario che mi ha accompagnata dall’assistente sociale dei Servizi Sociali di Tolmezzo, la stessa assistente sociale mi aveva assicurato e rassicurata che, visto che per salvarmi la vita, dovevo andare fuori regione, le spese di viaggio e le spese di soggiorno a Milano, comprese a cavallo tra il ricovero in reparto di Medicina per la diagnostica, utile a fare inquadrare modalità e tipologia dell’intervento chirurgico e quello successivo che sarebbe avvenuto dopo qualche giorno in reparto di chirurgia, compreso qualche giorno di convalescenza del post intervento, dal Servizio sociale mi sarebbero stati rimborsati, previa consegna delle ricevute di pagamento, rilasciate dalle case di accoglienza dalla chiesa che mi ospitava. Mi sono fidata, ho presentato le ricevute come richiesto, ma dopo qualche giorno, da quella assistente sociale, mi è stato risposto persino col sorriso sulle labbra, che quel rimborso non mi veniva concesso. Come Servizio Sociale, mi si è voluto creare un altro danno economico, altro stress e altra delusione. Io so che da quegli stessi Servizi Sociali, vengono dati aiuti economici, in situazioni ben molto meno gravi di quelli di doversi salvare la propria vita, perché c’è chi me lo riferisce. Perché tanto ASTIO contro di me? Qui in Friuli v.g. non c’è un centro medico-clinico che cura specificatamente la malattia rara di Behcet, qui c’è un centro che tratta alla meglio peggio le 284 malattie rare divise in 47 gruppi in modo assai generico, ma non in particolare la sindrome di Behcet. Per tale ragione e per uscire da un “calderone sommario di cura”, per vedermi curare con più capillarità e riguardo specifico per la malattia di Behcet, mi devo ogni volta recare in Veneto o a Milano o in Toscana, dovendo per questo sostenere altri onerosi costi di viaggio. Recentemente dalla Ass di Tolmezzo, mi è stata proferita telefonicamente (con evidente senso di ironia), la seguente espressione: “C’è un centro in Friuli per le malattie rare, ma lei non è mai andata a farsi visitare; è un centro per le malattie rare, ma non per la malattia di Behcet”. Se la risposta se l’è data da sola, chi mi ha posto la domanda, perché mi si dice che io non sono mai andata in quel posto a farmi visitare?

Da parte dei Servizi Sociali verso la mia persona, ci sono state di fatto solo promesse fumose e successive vergognose inerzie senza fine, che durano oramai da circa due anni, con completa “carta bianca” per tutti gli artifici turlupinanti, con abbandono come persona incapace di essere autosufficiente e anche dopo avere subito due cadute al suolo in casa mia, laddove ho persino dovuto aspettare che arrivasse il soccorso di un infermiere volontario, per potermi rialzare dal suolo e successivamente potermi recare al Pronto soccorso dell'Ospedale, per le valutazioni del caso (con la RMN mi sono state riscontrate fratture ai due menischi). Malgrado che l'abbandono di persona incapace sia anche un comportamento punito dal codice penale, (norma sanzionatoria di cui all’art. 591 c.p. rubricata “Abbandono di persone minori o incapaci” punisce, nella fattispecie, chiunque abbandoni una persona incapace, per qualsivoglia causa, di provvedere a sé stessa e della quale abbia la custodia, o debba avere cura….omissis) si continua a fingere ad oltranza e da più parti di non sapere di quello che viene commesso ai miei danni. L’abbandono è talmente completo, consumato e vero che l’Assistente Sociale non mi fa mai neppure una telefonata per sapere le mie condizioni di essere umano ammalato grave. Mai neppure una parola di conforto da quel Servizio Sociale. Gli organi di stampa ai quali mi sono rivolta più di una volta, si rifiutano di pubblicare queste scomode verità sociali. Una vergogna mostruosa, priva anche di senso civico e di empatia. Dopo che ricevo danni gravi e irreparabili, in diverse maniere, come sopra specificato, per alcuni farmaci la violazione continua ancora di fatto a crearmi danni alla vita esistenziale con infiniti stress, che ogni giorno si aggiungono a tutti i precedenti, anche in considerazione del fatto che si sa bene che non è assolutamente di competenza della USL restringere il campo di applicazione dell’esenzione che è protetta da Decreto Ministeriale, ma tutti coloro che sanno tacciono e fingono di non sapere le relative mostruosità.

Il Direttore Generale dell'Ass3 "Alto Friuli", come abbiamo visto, si presta facilmente a mascherare una creata e radicata grave e illecita situazione, facendo ricorso a concetti forvianti ed espressioni elusive sulle verità sostanziali, verosimilmente solo per mantenere in ombra fitta, tutte le scorrettezze, le irregolarità, le violazioni e le vergogne, prodotte da una piccola parte dei funzionari del suo personale e ancora verosimilmente anche per proteggere “gli amici di un dis-servizio”. Difatti laddove il Direttore dice che le mie esenzioni sono state registrate, omette apertamente di dire che nella fattispecie vengono ancora in gran parte e abusivamente eluse, e proprio quelle stesse disposizioni di legge, che sono state registrate, vengono in tal modo pacificamente non ottemperate in vari punti, anche se trattasi di esenzioni, inducendomi in continuazione a privarmi di parte della mia pensione, pagando di tasca mia i farmaci, e paradossalmente, proprio per quei farmaci in fascia C che mi spetterebbe di diritto di gratuità in quanto farmaci esentati dal pagamento.

Ancora il Direttore Generale asserisce, che i farmaci in fascia A e C sono gratuiti, lo riconosce, lo asserisce e poi beffardamente continua a fingere di non sapere che in violazione del suddetto Decreto Ministeriale mi vengono fatti pagare i ticket di differenza e mi vengono fatti pagare completamente e forzatamente alcuni farmaci in fascia C del piano terapeutico, prescritto in sede accreditata per la mia Malattia Rara di Behcet, dei quali ora devo privarmi completamente per l’indotta mancanza di mezzi economici, pagando con ulteriori gravi sofferenze. L’eutanasia passiva che mi viene praticata e causata, anche con i continui stress, le derisioni e l’abbandono, per cui, da persona incapace per malattia, vengo privata dell’assistenza continua, divengono sempre più indicibili. Ancora si gioca con le parole: è vero che per la mia malattia rara è tutto gratuito, ma è anche vero che per me il tutto gratuito non viene applicato e quindi vengo con spietatezza privata di parte della terapia. Se io ho subito da circa due anni comportamenti apertamente fuori legge e devo ancora subire da ammalata e disabile grave, ci si potrebbe chiedere su quali fondamenta possano reggersi oggi la nostra civiltà, legalità e democrazia. Fino a quando la solare evidenza dei fatti viene fatta mantenere ben nascosta? Fino a quando devo vedere che sono circondata solo da chi esercita lo strabismo morale e da chi è bloccato da paraocchi, con annientamento del diritto positivo, il quale viene inabissato di continuo in diverse sue parti? Non posso andare avanti in questa maniera, come abbiamo visto, con questi giochetti perversi ai miei danni. Sono sotto una morsa linciaggio economico, morale e di vita esistenziale senza fine, per il quale col diritto e l’intelligence al servizio della violenza, vedo che da tempo, diversi funzionari dello Stato, dopo essere stati informati dei fatti, stanno solo a guardare, mantenendo la più interminabile e scandalosa inerzia e iniquità.

Grazie di avermi letto e spero di essere utile per fare cessare anche per altre persone finzioni, fatti ignobili e illeciti che vengono fatti accadere in Alto Friuli, anche dopo avere ricevuto comprensione con la comunicazione dell’avvenuto intervento in mio favore della Presidenza della Repubblica (vedere nota Presidenza della Repubblica cliccando qui)

Villa Santina, 30-07-2013
Giovanna Nigris


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