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La vita di una donna in mezzo alla violenza in una normalità apparente e subdola. Resistenza in situazioni limite.


 

Quando una persona richiede cure ed assistenza continua e allo stesso tempo, malgrado una lotta dura contro la malattia, c’è chi pare che si diverta a farla soffrire ad oltranza e contestualmente nessuno informato dei fatti interviene in suo aiuto, c’è poco da dire: la democrazia, la civiltà e il conforto delle istituzioni non si vedono più. La protesta in modi diversi non resta che un mezzo di affrontare una situazione drammatica, quanto inverosimile e riguarda soprattutto l’esperienza di vita di una donna, la quale oltre alla malattia grave, classificata rara e la disabilità grave, deve anche subire ogni sorta di arbitrio, sino ad essere privata di farmaci che potrebbero alleviarle la sofferenza delle complicanze, che sorgono dalla patologia. Quella persona sono io. La violenza, più o meno mantenuta nascosta, comunque la si pratichi, è in primo luogo una dimostrazione di potere e di dominio di qualcuno, per scatenare terrore di aggravamento della salute e nel mio caso, quello di non potermi curare a sufficienza, perché in barba a un decreto Ministeriale, relativo alle malattie rare, che protegge dai farmaci classificati in fascia a pagamento, vengo privata dal ricevere quei diversi farmaci protetti, facenti parte del piano terapeutico, redatto dal medico specialista in reumatologia di un istituto pubblico. Tale privazione, in presenza di una malattia grave, è un modo manifesto di dimostrare l’espressione di massimo disprezzo e crudeltà incutendomi quotidianamente il terrore di non potermi curare a sufficienza, sino ad indurmi a patire più disturbi funzionali in varie parti del corpo. Ultimamente mi è stata fatta peggiorare la vista, con forte gonfiore (blefarite) e infiammazione (congiuntivite) agli occhi. Quando sono stata nelle più gravi condizioni di dovere ricevere nuove cure del Pronto Soccorso dell’Ospedale di zona, la privazione dei farmaci che penalizzano la vista è stata momentaneamente sospesa e mi è stata consegnata la relativa terapia. Se avessi la possibilità economica di pagarmi un avvocato, queste torture non le subirei, ma siccome i funzionari della Azienda per i Servizi Sanitari n. 3 di Tolmezzo sanno che nessuno mi difende, mi portano a dovere subire, come abbiamo visto, gli arbitri più meschini e vergognosi.
- Persiste comunque ancora la privazione delle gocce di Artelac, che avrei dovuto ricevere da tanto tempo, essendo anche nel piano terapeutico e per questo mi vengono procurate ulteriori sofferenze e sconcerto.

Per maggiori informazioni leggere qui sotto:

- Richiesta di aiuto dell’1-11-2013 rimasta inascoltata;

- Valutazione di “importanti problemi assistenziali a domicilio” anche al Pronto Soccorso di Udine il 27-10-2013.


Grazie di avermi letta.                             

Giovanna Nigris  

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