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La tortura in epoca contemporanea con lesione del diritto alla salute.
Il piacere che nasce dal dolore altrui è forse il più tenebroso mistero della mente umana.
Cronaca documentata sui servizi sociali in Carnia (Friuli Venezia Giulia)

***

Racconto la vicenda che mi viene fatta vivere in modo tremendo da parecchio tempo qui in Italia in Carnia (Alto Friuli Venezia Giulia). La scrivo aiutata da chi ripudia qualsiasi tipo di illecito, di vigliaccheria e di finto servizio, specialmente quando si tratta che viene distrutta di soppiatto la vita di qualcuno e contestualmente, chi dovrebbe soccorrere la vittima, perché viene anche pagato per offrire un servizio alla società e gode di uno stipendio e posto fisso, non lo fa e sceglie la più comoda via dell’inerzia, sino ad entrare nell’area molto battuta della famigerata ignavia. Inoltre, come vedremo, siamo in possesso della documentazione, attestante l'intero tratto di percorso della mia vita da ammalata grave e, quanto mi viene fatto subire, può interessare per conoscere un aggiornamento delle condizioni molto ambigue che oggi le istituzioni offrono senza scrupolo al cittadino, persino quando egli è cagionevole in salute. Il dolore che viene inferto, viene mantenuto segreto e alcuni giornalisti, benché bene informati anche formalmente dei fatti, per non pestare i cosiddetti “piedi” di qualche notabile, ho visto che non pubblicano nulla, se si tratta di una grave situazione fortemente indotta e pilotata da qualcuno troppo conosciuto. La mia vicenda da persona ammalata grave, di ulteriore sofferenza, causata da persone insospettabili, fa riflettere sul fatto che un Servizio di Assistenza Sociale non può essere un parcheggio per carnefici, chiusi in un microcosmo a sé stante, con alle spalle chi lo sostiene, senza alcun rispetto dei diritti costituzionali e di legge. Qui non si vuole parlare di carità ai poveri, né di pietà per chi ha commesso chissà quale errore: parlo del grado di civiltà di uno Stato italiano, paese ove si ondeggia come un pendolo, senza riuscire a trovare un centro di gravità. Un Paese di contraddizioni e contrasti che si sposta da destra a sinistra e viceversa, seguendo solo la bussola degli interessi di qualcuno… Voglio raccontare con la più possibile obiettività, equità e imparzialità e senza animosità gli eccessi di potere gettati senza scrupoli sulla mia storia atroce di persona ammalata, che mi viene fatta vivere giorno per giorno in Alto Friuli Venezia Giulia da diversi mesi, senza che nessuno abbia il coraggio di dire basta. Parlo di un mondo del diritto, che nell’ambito di un Servizio Sociale di zona, inganna sé stesso, divenendo nella fattispecie, come vedremo, spudoratamente irregolare. A tal punto chiediamoci: alla luce documentale più avanti passo per passo pubblicata in questa informativa, lo Stato che, quando vuole punisce chi trasgredisce le sue regole, quando c’è da proteggere qualcuno che è disabile e ammalato, che viene maggiormente distrutto e non lo fa, è nel giusto? Se la risposta è no, allora nei miei confronti una serie di persone bene informate formalmente dei gravi fatti che vedremo, stanno proprio barando. Suscita particolare impressione, quando si vede eludere il diritto positivo, unitamente ai diritti umani, in particolar modo persino quando si hanno di fronte persone autorevoli, che permettono per un tempo “continuativo” di fare infliggere a una persona già tanto martoriata dalle patologie multiple e dagli effetti iatrogeni delle parecchie cure farmacologiche, ulteriore dolore fisico (vedremo come) e aggiungendovi il dolore psicologico di sapere che le viene praticata una forma di eutanasia passiva, senza nessun rispetto, come detto, né delle leggi, né dei diritti umani, né dei principi cristiani.

1. Il mio nome è Giovanna Nigris. Dopo essermi sposata all’età di 24 anni e poi dato alla luce due splendide figlie, mi licenziai dal posto di lavoro alla Fiera Campionaria di Milano, ove ero andata a lavorare con la qualifica funzionale di impiegata amministrativa per accudire le mie figlie e dedicarmi a loro. Successivamente, quando le mie figlie erano più grandi, pensai di ritrovarmi un po’ di indipendenza economica da mio marito, per il fatto che giorno per giorno mi faceva pesare le spese sostenute per gli indispensabili alimenti, sino a doverlo supplicare per avere qualche piccola somma per fare la spesa al mercato per me, per le figlie e per lui. Fu anche per questo che accettai il primo posto di lavoro che in quel momento reclutava personale e mi feci assumere, con la qualifica funzionale di impiegata amministrativa. L’occupazione era in uno degli ospedali del milanese. Dopo alcuni anni dall’assunzione in quel posto di lavoro, dopo essere stata privata anche dei più elementari mezzi di protezione da contagio e infezione, mi ammalai gravemente di tbc e fui curata con farmaci specifici per circa 21 mesi, anche a causa di una successiva ricaduta. Tale contagio avvenne perchè fui adibita per alcuni anni alla ricezione e registrazione di materiali biologici. Dopo, che divenni persona ammalata, invalida e disabile grave fui collocata in trattamento di quiescenza (da allora sono passati 5 anni). Da pensionata ho voluto coronare il mio sogno di tornare nei luoghi di origine degli antenati di mio padre, ossia in Carnia (Alto Friuli V.G.).

1° Fatto


2. Appena mi fui stabilita in Alto Friuli, mi accorsi che i Servizi Sociali di zona di Tolmezzo (UD), al posto di aiutarmi, si prendevano gioco di me, sino a dirmi con sarcasmo che qui siamo in Carnia e non a Milano, da dove io provenivo. Ero giunta, da persona disabile e ammalata a non avere neppure qualcuno che pulisse il mio alloggio che occupo in qualità di inquilina. Solo dopo avere fatto interessare e intercedere formalmente l’Ufficio del Signor Prefetto di Udine e quello del Ministero delle Pari Opportunità, ho potuto avere un aiuto dai Servizi Sociali e pertanto la possibilità di non vedere la mia casa ridotta in un luogo antigienico.

3. Quando mi sottoposi a visita Medico – Collegiale presso la USL di Tolmezzo, detta Commissione, mi riconobbe l’esistenza della disabilità grave art.3 comma 3 della legge 104/92 .

4. La Commissione Medica dell’I.N.P.S. di Udine, dopo avermi per la seconda volta sottoposta a visita medica, ha verbalizzato e riconfermato il grado seguente di invalidità civile: “invalida con totale e permanente inabilità lavorativa 100% e con impossibilità di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore (L. 18/60) e necessita di assistenza continua non essendo in grado di compiere gli atti quotidiani”.

2° Fatto


5. L’infermiere volontario signor Giacomo Montana, valutata la gravità e la delicatezza del caso clinico, ha comunicato anche formalmente il mio caso delicato ai Servizi Sociali di Tolmezzo, questo per vedere se era possibile responsabilizzarli, per quanto di loro competenza e dovere sull’assistenza continua, necessaria alla mia persona, verbalizzata anche recentemente dal Collegio Medico dell’INPS di Udine, ma nonostante tutto i Servizi Sociali di Tolmezzo, hanno sempre dimostrato la più inverosimile inerzia e in più un manifesto dente avvelenato contro di me, ciò forse si sospetta legato ai due richiesti interventi formali, sia della Prefettura di Udine, sia quello del Ministero delle Pari Opportunità. Sino ad oggi che scrivo la presente informativa sono lasciata da sola in casa, priva di assistenza continua da parte dei Servizi Sociali e reduce di cadute al suolo, soccorsa solo dall’infermiere volontario, dopo essere rimasta distesa sul pavimento per oltre un’ora senza riuscire a tirarmi in piedi da sola.

6. A seguito di avere contratto l’infezione della malattia infettiva di tbc sul posto di lavoro in Ospedale, ove prestavo servizio a Milano, dopo alcuni anni di atroci sofferenze per dolori articolari, finalmente, presso l’Ospedale di Padova mi è stata capita la causa dei sintomi devastanti: mi è stata diagnosticata una malattia autoimmune, classificata tra le malattie RARE, che va sotto il nome di MALATTIA DI BEHÇET, morbo questo in cui l’organismo combatte sé stesso, consumando precocemente organi e apparati, conseguente a malattia infettiva.

3° Fatto


7. All’U.S.L. di Tolmezzo, per meglio tutelare i miei diritti e subito dopo avere saputo di essere affetta da una malattia rara, ho richiesto il rilascio di copia delle norme riguardanti le varie esenzioni a beneficio di chi è affetto da tale malattia rara, ossia la malattia di BEHÇET e malgrado che l’infermiere volontario Giacomo Montana abbia parlato in mio favore e soccorso, anche in mia presenza, per tramite della impiegata dell’USL di Tolmezzo, addetta al rilascio di copia di tale documentazione, mi è stato sempre categoricamente fatto negare tale indiscutibile diritto di rilascio. Tale rifiuto è continuato, sia dopo che il richiedente infermiere ha dichiarato di essere disposto a pagare all’Azienda Sanitaria il costo delle relative fotocopie, sia dopo che ha altresì fatto presente che esiste il dovere di tenere conto di un fondamentale valore di civiltà giuridica, a cui il legislatore in linea di principio si è inspirato per fare tutelare i cittadini, facendo emanare la legge della trasparenza degli atti amministrativi, ovvero la legge 241/90.
 
8.  A causa di tale inqualificabile comportamento di ostruzionismo ostinato da parte dei Servizi Sociali di zona dell’USL di Tolmezzo,pur avendo io un Isee di 8.600 euro, da parecchio tempo io ho dovuto sempre accollarmi le spese continue per l’acquisto di farmaci, che per la malattia rara, mi vengono prescritti da medici specialisti Reumatologi di Istituti Pubblici come Piano Terapeutico per combattere e frenare l’avanzamento e l’aggravamento della malattia di BEHÇET. Questo fatto oneroso è durato sino a rovinarmi economicamente, con scoperti bancari di conto corrente e relativi interessi passivi, senza per questo ricevere per detti farmaci, pagati da me, mai neppure un centesimo di aiuto economico dai Servizi Sociali di Tolmezzo. Una micidiale frode a persona molto ammalata e disabile, che non penseresti mai che ti fosse appioppata, proprio da chi ti dovrebbe assistere e aiutare nei momenti più difficili e che vanta il nome pubblico di Servizio Sociale. Oltre a tali notevoli spese economiche per i farmaci, mi sono sempre dovuta accollare le spese di viaggio di andata e ritorno per visite specialistiche di controllo per la malattia di BEHÇET, recandomi in Centri di alta specializzazione a Padova oppure a Milano dove mi sono anche sottoposta ad un delicato intervento chirurgico, col quale mi è stata salvata la vita. In aggiunta a tutto questo, vi sono numerose spese di andata e ritorno per visite all’Ospedale di Udine per la diagnosi e cura dei danni organici collaterali e conseguenti alla malattia di Behcet e pertanto anche difficili da trattare. Di tutte queste spese, benché più volte abbia richiesto aiuto all’Assistente Sociale dei Servizi Sociali di Tolmezzo, sono sempre rimasta senza ricevere nessun rimborso spese. Una spietatezza e al tempo stesso una velenosa cattiveria, davvero inimmaginabile.
 
9.  Solo recentemente, avendo saputo che c’è l’Associazione per gli ammalati della Sindrome di BEHÇET che si chiama SIMBA, vistami abbandonare dall’Assistente Sociale e ancor più spinta ad un grado di disperazione estremo sotto tutti i punti di vista, ho contattato detta Associazione e da loro ho potuto finalmente sapere i miei diritti, in merito alla menzionata malattia, sino ad essere messa al corrente che per i farmaci, legati alla suddetta malattia rara, io non avrei mai dovuto pagare neppure un centesimo, perché la malattia di Behçet è una malattia protetta da una specifica normativa. Questo fatto è molto bene conosciuto delle U.S.L., laddove la persona, affetta da una malattia rara, dimostrando le prescrizioni dei farmaci dai medici specialisti accreditati dal S.S.N. e in possesso di un piano terapeutico, recandosi nella farmacia dell’ospedale più vicino alla propria abitazione, i farmaci vengono forniti gratuitamente. Pertanto per la malattia di Behcet avrebbero dovuto riconoscermi l’esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria per la malattia rara EX D.M. N. 279/2001 E SUCCESSIVE MODIFICAZIONI E INTEGRAZIONI CODICE RC0210, ma mai messa in pratica con un vergognoso raggiro micidiale. L’avermi fatta rovinare anche economicamente, con gravi scoperti di conto corrente bancario, facendomi pagare per parecchio tempo farmaci, che non avrei dovuto pagare, nascondendomi il mio indiscusso diritto.

10.  Pertanto i servizi Sociali di Tolmezzo mi hanno sempre mantenuto allo scuro di questo mio diritto alla completa esenzione sui farmaci della cura della malattia rara di Behçet. Tale comportamento, come abbiamo visto, è apertamente omissivo ed è stato istruito e praticato ai miei danni senza scrupolo, sino ad avermi causato un grave danno: mi hanno indotto da pensionata alla rovina economica e alla sempre più crescente disperazione di dovere scegliere tra comprarmi le medicine per soffrire di meno di dolori diffusi o il comperarmi gli alimenti, anche dei quali non ci si può certo privare. In questo modo mi è sempre stato fatto sospettare che a Tolmezzo non vi è una organizzazione vera di espletamento di un Servizio Sociale, ma vi è una vergognosa e sadica organizzazione, che esercita lo scandaloso abbandono della persona non autosufficiente in casa da sola. Mi è stato praticato un servizio ulteriormente distruttivo della salute e della personalità. In questo modo non mi è stato assolutamente erogato un servizio di vera assistenza, ma quello di una rovina spietata della mia persona in ogni senso e sino a indurmi nella condizione di non potere neppure pagare le bollette del gas, rischiando così di male in peggio, la chiusura di tale fornitura. L’ITALIA è una nazione, ove la vita e la sopravvivenza di molti diviene sempre più in pericolo, la causa è una sola: una marea di verità politiche vengono eluse. Se non fosse così si scriverebbero fiumi di pagine di vergogna, di infamia, di ignominia, di terrore, di azioni barbare e allo stesso tempo persino occulte, con pagine di dolore e di pianto, tutto come prodotto interno, imbrattato dalle lotte intestine per la corsa politica alle “poltrone”. In questo modo a quella parte di popolo dimenticato, viene fatto perennemente vivere all’ombra della paura e dell’incertezza.

4° Fatto


11. Più volte ho personalmente informato i Servizi Sociali, che ho dovuto fare a meno delle medicine come per esempio il farmaco chiamato Toradol (in fascia C) per mancanza di denaro e con la conseguenza di dovere sopportare atroci sofferenze, fatte di maggiore intensità di dolori in vari distretti del corpo con continua cefalea, con estrema impossibilità di questi ultimi alla normale articolazione e movimento e con conseguente devastazione fisica e morale. In altre parole il mio sconcerto è sempre stato quello dell’inerzia e del mancato soccorso, da parte dei Servizi Sociali di Tolmezzo, sono stata fatta barbaramente privare di parte della prescritta terapia. In questo modo è stato causato continuo stress e un avanzamento più veloce della Sindrome di BEHÇET e quindi in un'unica espressione: vi è sempre stato in grande stile e in silenzio ai miei danni, una forma devastante di eutanasia passiva.

12. Ora soltanto in data 15 aprile 2013 mi è stata data la possibilità di potere avere gratuitamente alcuni dei farmaci prescritti, di cui sono stata sempre privata.

13.  Su parte di questi eccessi di potere, posti in essere da parte dei funzionari dei Servizi Sociali di Tolmezzo e da coloro che in via gerarchica ne dovrebbero controllare e regolarizzare le funzioni, perché sanno delle efferatezze praticate, in quanto informati dei fatti, tra i quali vi è il Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Sig. Renzo Tondo, (informato sia a voce che per iscritto), ognuno pacificamente finge da mesi indifferenza, facendomi lasciare ancora senza assistenza continua. In tale frangente l’Assistente Sociale dei Servizi Sociali di Tolmezzo, pur sapendo le mie condizioni economiche disastrose, mi ha detto che se volevo l’assistenza continua dovevo pagare poco meno di tre Euro all’ora alla persona che mi assisteva. E’ terribile vedere che chi hai davanti gioca con il sentimento dell’utente, in questo caso col mio. In questo modo, dopo la mia richiesta di aiuto, per tutti i motivi sopra menzionati, non ho mai visto alcun risultato positivo, sino a vedermi, giorno per giorno e mese per mese sempre più trascurare, abbandonare, danneggiare, rovinare. Questa per me è stata l’Assistenza cosiddetta Sociale di Tolmezzo, in Carnia o Alto Friuli V.G.

5° Fatto


14. Recentemente, per vedere risolti i miei gravi problemi legati alla mia stessa sopravvivenza, mi sono rivolta ad una Associazione ONLUS di Udine, la quale dopo avermi trattenuto 20 Euro per l’iscrizione, poi, attraverso una comunicazione telefonica, mi ha negato l’iscrizione e mi è stato detto che i 20 Euro, che ho dato loro sono serviti per il rimborso spese per essersi recati presso i Servizi Sociali di Tolmezzo per parlare del mio caso di abbandono. Successivamente da tale Associazione non ho mai avuto nessun segno di fattivo interessamento e aiuto. Altro fatto che lascia il segno negativo anche in chi crede in un aiuto offerto da parte di una Associazione ONLUS. C’è un interrogativo fondamentale che oramai qualsiasi persona, al posto mio, si potrebbe benissimo porre: quali sono i motivi e le cause che spingono all’insensibilità, all’inerzia, alla crudeltà, esercitate in grande stile, di nascosto, sino a farlo sempre più pesare sulle spalle della persona disabile e ammalata? Che gusto può dare anche lo stare solo a guardare, di fronte agli effetti disumanizzanti e degradanti della occulta forma di violenza, rivolta all’essere umano, il vedere causare grave sofferenza a chi già soffre tanto sia per problemi cardio-respiratori, sia per forti dolori anche alle articolazioni? Perché si deve vedere generare continuamente senza fine ai danni di una ammalata, passività, connivenza, complicità, silenzio, sino ad impedire, o fare ostinatamente ostacolare la difesa della propria vita? Solo partendo da questa conoscenza, sarà possibile rispondere a un desiderio, verosimilmente condiviso da tutte le persone portatrici di handicap, ammalate e da tutta la società civile e poi finalmente chiedere e ottenere autorevoli misure concrete, che portino cambiamenti radicali in questi misteriosi sedicenti organismi di “assistenza”, anche quando vengono chiamati di “ASSISTENZA SOCIALE”.

6° Fatto


15. Ma vi è di più, sono stata più di una volta maltrattata a gran voce dal mio medico di base, a causa delle sue smoderatezze improvvise (le prime risalgono a circa un anno fa) senza che egli tenesse neppure minimamente conto che io sono anche un’ammalata con problemi cardio-respiratori. Difatti, una volta il professionista vistosamente nervoso, in presenza del suddetto infermiere volontario, mi disse che aveva guasta la stampante per compilare le ricette e che per questo aspettava ancora il tecnico per ripararla. In quello stesso momento, il medico, dovendo scrivere le diverse ricette a penna, ebbe uno scatto d’ira nei miei confronti e dopo essersi sollevato in piedi da seduto davanti alla scrivania e dopo avere spalancato la porta del suo studio, dove nel locale vicino c’erano altri pazienti in turno di visita, rivolgendosi alla mia persona, ha pronunciato a gran voce le seguenti testuale parole: “Te ne devi andare da me, vai dal Bruno (il Dott. Bruno è un altro medico di base), hai più patologie te di tutti i miei pazienti della Carnia!”. Poi, voltandosi verso l’infermiere che gli aveva pacatamente detto di non avere mai visto in tanti anni di servizio in ospedale, né negli ambulatori o studi medici, maltrattare in quel modo una propria paziente per di più cardiopatica, essendo l’infermiere anche tra i suoi pazienti, lo stesso medico gli rivolgeva a gran voce la seguente espressione: “vattene anche te dal Bruno!”.

16. Dopo avere fatto subire sbigottimento e sconcerto ad entrambe, in seguito, dopo che io sono stata accompagnata ancora da quel medico curante dallo stesso infermiere per avere delle ricette per dei farmaci relativi alla mia terapia, appena il medico ci ha visti (si trovava nel corridoio interno che conduce al suo studio), alzando la mano destra a pugno chiuso col dito indice alzato, con tono ancora altero, diceva così: “solo una oggi, solo una, tornate domani”. (intendendo ancora le ricette da dovere preparare).

7° Fatto


17. Dopo tali sconcertanti episodi di maltrattamento fattimi subire anche dal mio medico di base, mi sono rivolta anche ai massimi funzionari responsabili dell’USL di Tolmezzo, per potere riuscire ad avere un altro medico di base, indicando la persona con nome e cognome, ma questo con la più inverosimile rigidità mentale mi è stato sempre rifiutato, senza tenere neppure conto della mia disabilità e della condizione di diritto di vedere applicare l’integrazione sociale (v. Legge 104/92).

8° Fatto


18. In data 31 01 2013 presso il reparto di Gastroenterologia dell’AZIENDA OSPEDALIERO- UNIVERSITARIA DI UDINE, mi sono sottoposta ad esame di controllo endoscopico di gastroscopia e in tale circostanza mi sono stati prelevati dei frammenti di mucosa gastrica per le necessarie analisi di laboratorio.

19. Successivamente, mi sono recata a Udine ed ho ritirato il relativo referto, con uno dei risultati refertati e ripetuti per ben due volte sulla stessa pagina, testualmente come segue: ”…non ha evidenziato la presenza di microrganismi riferibili ad Helicobacter Pylori”.

20. In data 20 02 2013 ho incaricato un infermiere volontario (signor Giacomo Montana) dal mio medico di base, aspettandomi da lui un parere competente, in base al suddetto referto e poter così avere una eventuale specifica cura farmacologica per mitigare i dolori epigastrici di cui continuamente soffro.

21. In tale frangente il medico di base, al menzionato infermiere, ha detto che la sottoscritta è affetta dalla presenza di microrganismi patogeni di Helicobacter Pylori nello stomaco; L’infermiere a quel punto ha riferito al professionista che lui rispondeva in senso contrario al significato del referto e per ben tre volte, senza che il medico di base se ne rendesse conto, gli ha rivolto il seguente chiarimento: “guardi dottore che non è stata riscontrata la presenza dell’ Helicobacter.

22. Il professionista, a sua volta, con tono contrariato e nervosamente seccato dall’affermazione dell’infermiere, ribadiva pronunciando la seguente testuale espressione: “No! No! Ce l’ha, ce l’ha l’Helicobacter!”, e all’istante sottolineava in modo ondeggiante il punto in questione del referto che guardava.

23. Facendo seguito a tale inverosimile, quanto sconcertante interpretazione clinica, il medico di base mi prescriveva specifica terapia di due farmaci (KLACID 500mg ed AUGMENTIN compresse) utile per distruggere la presenza dell’ Helicobacter nel mio stomaco, che però come abbiamo visto dal referto, io non ce l’ho.

9° Fatto


24. Quando il suddetto infermiere mi ha raccontato l’accaduto, osservando la prescrizione terapeutica del medico di base, mi sono ulteriormente allarmata per il fatto che sono stata riscontrata allergica alle penicilline e derivati, cosa che lo stesso medico oltretutto sa bene. Disposizioni e precauzioni mediche queste, che sono anche riportate nelle mie cartelle cliniche, relative ai miei numerosi ricoveri ospedalieri, di cui lui come medico di base, più volte, ha preso in visione. Tra queste disposizioni vi è compreso e richiamato anche il farmaco denominato AUGMENTIN e in quanto farmaco derivato della penicillina, a me non avrebbe dovuto assolutamente essere prescritto. Ciò anche per la ragione, che quello stesso medico ha saputo attraverso me e sempre in presenza del suddetto infermiere, che un'altra precedente assunzione dell’AUGMENTIN, quando io abitavo a Milano, mi aveva scatenato una forte allergia, rimediata con steroidi e antistaminici, salvavita (così come da protocollo della letteratura medica).

25. Per il timore che quel mio medico di base possa dare ancora in escandescenza e per non prendermi altri spaventi, io da alcuni mesi oramai, sono posta nelle condizioni non dovere andare più fisicamente da lui, ma mando a prescrivere le ricette a me indispensabili, l’infermiere. Ora comunque, dopo l’ultimo grave episodio, ho in aggiunta il timore che il mio medico di base sbagli ancora a leggere un referto e che mi prescriva terapie errate, mettendo ancora a rischio la mia incolumità e quindi anche la mia stessa vita.
 

10° Fatto


26. In data 04/03/2013 mi sono fatta accompagnare ad Aviano (UD) all’Istituto dei tumori per sottopormi a visita medica dal Gastroenterologo-Oncologo che è anche Direttore del Reparto, il quale dopo un attento esame clinico e valutato anche il referto della biopsia dello stomaco, mi prescriveva un farmaco che abbassa il ph (l’acidità dello stomaco), aggiungendo che i così detti farmaci chiamati “inibitori di pompa” (per esempio il LUCEN-OMEPRAZOLO), per il mio stomaco risultano essere nocivi e pertanto mi ha prescritto di assumere al loro posto la FAMOTIDINA.

27. Dopo che il mio medico di base per tramite dello stesso infermiere, ha letto la nuova prescrizione farmacologica del Medico Oncologo-Gastroenterologo e Direttore del Reparto, tale nuova prescrizione l’ha contestata vivacemente, asserendo che io devo continuare con gli stessi farmaci che già assumo, detti “inibitori di pompa” e contestualmente mi prescriveva ancora il farmaco Omeprazolo.

28. Successivamente i dolori epigastrici con reflusso gastro-esofageo di intensità costante che ho, si sono trasformati in dolori del tipo coliche gastriche, con senso di bruciore epigastrico ed esofageo, sino a dovere assumere compresse di antidolorifici (Buscopan), che io avevo in casa tra i farmaci da assumere al bisogno.

29. Consultato il medico di base, sempre per tramite del volontario infermiere, il medico a questo punto, si decideva a dare ragione al suddetto specialista medico Gastroenterologo, tanto da prescrivermi il farmaco atteso, che abbassa l’acidità dello stomaco. Il farmaco come detto sopra è la FAMOTIDINA.

11° Fatto


30. Dopo che finalmente mi sono tranquillizzata per la giusta prescrizione farmaceutica, non sapevo ancora di dovere incontrare un ulteriore grave problema: il farmaco, per quanto attiene al principio attivo, è stato prescritto in modalità completamente errata, perché è stato prescritto in alta concentrazione del principio attivo, persino inesistente in commercio: al posto delle scatole di compresse Famotidina da 40 milligrammi, prescritti dal gastroenterologo (due compresse al giorno), sono state prescritte due scatole di Famotidina di compresse da 500 milligrammi, che per fortuna sono inesistenti in commercio, tanto che la dottoressa farmacista ha scritto sopra che il 500 non esiste. L’infermiere si è stupito, rimanendo maggiormente sbigottito perché il professionista, prima di prescrivere il farmaco la “Famotidina” ha consultato con attenzione via internet l’informatore farmaceutico.

31. Dopo tutta questa forte acidità che mi saliva sino in gola, (e non potendo ancora assumere la Famotidina prescritta dall’Oncologo), sentendomi un senso di gonfiore alla glottide, per sicurezza per quanto riguarda il passaggio dell’aria utile alla respirazione, mi sono fatta accompagnare d’urgenza in Ospedale per ricevere un parere valido e le prime cure del Pronto Soccorso.

12° Fatto


In data 22.04.2013, lo stesso mio medico di Base, secondo la richiesta formale dello Specialista Medico Reumatologo dell’Ospedale di Niguarda di Milano, avrebbe dovuto prescrivermi un Holter Pressorio delle 24 ore, invece sulla ricetta mi ha prescritto il seguente esame: “ECG PRESSORIO PER MALATTIA DI BEHCET SU PRESCRIZIONE DEL REUMATOLOGO” . Ora, visto che l’ECG pressorio come esame clinico non esiste, l’impegnativa non è utilizzabile e quindi l’Holter Pressorio per me dovrà essere prescritto in modo normale e non errato. Di conseguenza devo chiedere un’altra volta un favore a qualcuno per andare dal medico di base e fare la prescrizione regolare. Può esercitare la professione un medico che come abbiamo visto, a volte il suo grado di attenzione è uguale a zero e non sa più quello che legge, dando terapie completamente sbagliate e a volte, come abbiamo visto, non sa nemmeno più quello che prescrive? Alla USL di Tolmezzo piace non cambiarmi il medico di base con quello che ho scelto io. Il piacere che nasce dal dolore altrui è forse il più tenebroso mistero della mente umana.

13° Fatto


In data 02/04/2013, ho chiesto un favore per farmi andare dal mio medico di base, a farmi prescrivere alcuni farmaci di cui ero sprovvista, perché li ho assunti e quindi consumati, elencando il tutto correttamente in un foglietto, tra i quali ho richiesto il farmaco Normix, elencandolo per primo. Appena ho letto la ricetta che mi è stata consegnata, ho visto che al posto del farmaco NORMIX con cui sono in terapia in questo periodo, il mio medico di base mi ha fatto pervenire la prescrizione del farmaco NOROXIN che come antibiotico fa parte di un’altra cura che ha tutt’altre funzioni e indicazioni cliniche. Ho dovuto chiedere ancora un favore e fare andare una seconda volta dal medico di base qualcuno per farmi prescrivere il farmaco giusto e quindi il Normix. Anche se i Servizi Sociali sanno bene che chi è ammalato e con handicap è più vulnerabile e porta con sé una sofferenza, oltre a quella fisica, anche psicologica e persino notevole, si fa sì che io debba subire sempre stress nuovi nel vedere un comportamento con stillicidio del proprio medico di base particolarmente strano, continuando ad influenzare quasi sistematicamente la mia quotidianità. Tutto questo perché non mi vogliono ancora cambiare il medico di base con quello che ho scelto io.

14° Fatto


32. Quando fui trattata con modi inurbani dal mio medico di base, mi decisi già allora (un anno fa) ad informare più volte e anche per iscritto i funzionari dirigenti dell’U.S.L. di Tolmezzo, chiedendo, persino in preda allo sconforto e all’amarezza, che volevo assolutamente cambiare quel medico di base molto strano, con un altro che avevo scelto (il Dottor Mauro Cacitti di Tolmezzo), ritenuto più adatto ai miei problemi di salute e alla mia persona. Questo perché questo nuovo medico di base, mi risulta essere un tipo calmo, attento, sensibile, gentile, umano, tutte doti simili al medico di base Dottor Aldo Mignosa, che ho avuto a Milano per circa trenta anni, sino al giorno del mio trasferimento qui in Carnia, ma il rifiuto da parte delle dirigenti dell’U.S.L. per rigidità mentale, è stato più volte categorico e brusco con la stessa motivazione: “il dottor Cacitti è in sovrannumero di iscritti”. In questo modo i dirigenti dei Servizi Sociali, mi hanno fatto subire ulteriori seccature, dispiaceri, preoccupazioni, amarezze e stress continui con quello stesso medico di base, quando tutto questo, da persone con un briciolo di criterio e quindi di buon senso, mi si poteva fare evitare.

33. Incidentalmente faccio presente che il mio spostamento da casa mia a Tolmezzo e viceversa, oltre a costituire uno sforzo fisico e un maggiore sacrificio personale in più per lo stato della mia malattia, rappresenta anche un costo economico di benzina dell’auto per i 13 chilometri da percorrere tra andata e ritorno, ma se dovessi sostenere tale sacrificio e sforzo ulteriore per avere un altro medico qualsiasi che non conosco, non ritengo assolutamente che sia il caso di potere accettare.

15° Fatto


34. Per il cambio del mio medico di base, un giorno, (circa un anno fa), mi fu offerta una possibilità e mi fu detto dall’impiegata dello sportello USL di Tolmezzo, che bastava scrivere il proprio nome in una lista di attesa e poi, attendendo un po’ di tempo, quel medico scelto, sarebbe stato il mio nuovo medico di base. Successivamente, dopo avere, come richiesto, compilato e consegnato lo stampato per la lista di attesa, mi è stato improvvisamente comunicato che la lista di attesa che mi era stata fatta compilare non aveva più alcun valore, perché come sistema era stata abolita e pertanto non mi era assolutamente più acconsentito di potere avere, neppure aspettando del tempo, il medico di base che io avevo scelto per me.

16° Fatto


35. Anche su questo modo di fare da parte dei Funzionari dirigenti, della U.S.L. di Tolmezzo, io ho delle remore a credere davvero che il loro sia un comportamento legittimo e questo per tre motivi, i seguenti:
• dall’impiegata allo sportello, dipendente e dell’U.S.L. di Tolmezzo Piano Terra, si è saputo che al menzionato dott. Cacitti era stato pacificamente acconsentito di poter superare il numero di alcune decine di unità, poi il numero con il tempo è sceso a solo 14 unità di esubero di utenti.
• Dalla stessa impiegata sportellista ci è stato detto che non è vero che non aggiungono più nessun nuovo utente al Dottor Cacitti, come invece con animosità ci ha detto la funzionaria dirigente della U.S.L., per esempio, soggiunse la sportellista, se un parente di una persona di famiglia già assistita dal medico, chiede di avere lui come medico di base, la richiesta viene accolta e si inserisce;
• pur avendo invocato la Legge 104/92 (LEGGE QUADRO PER L’ASSISTENZA, L’INTEGRAZIONE SOCIALE E I DIRITTI DELLE PERSONE HANDICAPPATE), la dipendente e dirigente, responsabile del servizio U.S.L. di Tolmezzo, a me e all’infermiere volontario che occasionalmente mi assiste, ha risposto che nel caso di richiesta del cambio del medico di base, quella normativa per l’integrazione sociale per lei non conta.

17° Fatto


36. Per circa 15 anni, dopo essere stata affetta da tubercolosi renale, i medici mi hanno tenuto in vita, con la somministrazione di farmaci antibiotici, a causa di infezioni ricorrenti, sia dell’apparato respiratorio, sia delle vie urinarie, a causa di una comunicazione tra vie urinarie e il mio intestino.

37. Nessuno dei medici specialisti anestesisti durante l’arco di quindici anni ha mai voluto firmare l’autorizzazione all’intervento chirurgico al quale avrei dovuto essere sottoposta, ciò adducendo come motivo che c’era il rischio anestesiologico di livello 3 e che quindi, in altre parole, con i problemi cardio-respiratori che ho, era difficile che avrei potuto superare l’intervento chirurgico.

38. Durante l’ultima infezione delle vie urinarie, da cui sono stata affetta, sono stata salvata in regime di ricovero all’Ospedale di Tolmezzo, dall’infezione alle vie urinarie con terapia antibiotica in fleboclisi a causa dei coli, divenuti resistentissimi a tutti gli antibiotici, meno che l’ultimo che mi ha salvato la vita, ma che per la propria pericolosità, in quanto anche molto tossico per l’organismo non è neppure in commercio nelle farmacie. In tale circostanza nelle mie condizioni fisiche già debilitate ho comunque rischiato di morire per forte abbassamento della frequenza cardiaca, vomito, diarrea acuta e grave malessere generale.

39. Quando l’infermiere e volontario Giacomo Montana ha constatato che dall’esame di antibiogramma, non esisteva più nessun farmaco antibiotico in commercio, idoneo a debellarle le infezioni ricorrenti delle mie vie urinarie e che questo pericolo successivamente poteva costarmi la vita, mi ha accompagnata a Milano. Dopo avere parlato e spiegato il caso clinico ad un suo ex collega medico chirurgo, col quale anni addietro quando era in servizio in Ospedale, aveva lavorato in turno in Accettazione di Pronto Soccorso, ora Direttore di un importante reparto dell’Ospedale di Niguarda, ho potuto essere ricoverata in quella struttura per circa venti giorni, in reparto di Medicina per fini diagnostici, ossia per sapere bene che cosa doveva essere corretto nel mio addome e quindi la parte da correggere, recidere e asportare, dopodiché il giorno 17 del luglio dell’anno scorso, sono stata finalmente operata con l’ausilio della tecnologia avanzata (chirurgia mini invasiva robotica), con un intervento durato circa cinque ore e con quattro medici di diverse specialità cliniche e in oltre con la presenza del Direttore del reparto chirurgico. Grazie a loro ho potuto evitare il peggio.

40. Prima di partire per Milano per farmi operare per emergenza assoluta, sempre accompagnata dallo stesso infermiere, mi sono recata ancora una volta dall’Assistente Sociale presso i Servizi Sociali di Tolmezzo, chiedendole, se per salvarmi la vita (dopo avere constatato che qui in Friuli non mi potevano operare perché, come detto, i medici anestesisti, come abbiamo visto, non davano il consenso all’intervento chirurgico per l’alto rischio anestesiologico), avessi dovuto sostenere delle spese di soggiorno a Milano, sarebbe stato possibile ricevere un rimborso, da parte dei Servizi Sociali, la risposta della Assistente Sociale è stata testualmente la presente: “Si! basta che ci porti le ricevute di quello che ha dovuto spendere”.

41. Successivamente, dopo l’intervento e dopo avere consegnato come richiesto copia di tutte le ricevute delle spese di soggiorno, che mi sono dovuta accollare, sino a spendere tutti quei pochi soldi che avevo, trascorsi alcuni giorni, dalla stessa Assistente Sociale mi è stato comunicato (sempre in presenza dello stesso infermiere) che dai Servizi Sociali era stato deciso di rifiutarmi tale rimborso.

42. Ora come detto sopra, dai Servizi Sociali di Tolmezzo, sono ostinatamente lasciata da mesi senza assistenza continua a casa da sola, ciò è pacifico che viene messo in pratica l’esatto contrario di quanto verbalizzato dal Collegio Medico dell’I.N.P.S. di Udine . Adesso è il caso di dire che se sono ancora viva è solo grazie al lavoro di volontariato e ora, viste le gravi anomalie e osservato che non è ancora successo il peggio, dovuto alle inerzie e omissioni sopra riportate, come per esempio anche, durante due mie cadute al suolo, solo per miracolo e comunque anche grazie alla mia vigile attenzione verso i farmaci che il mio medico di base sbaglia.

43. L’Assistente Sociale di Tolmezzo non mi telefona mai, eccetto come si è eccezionalmente verificato, rarissime volte, telefonate queste, distanziate da mesi l’una dall’altra. In questo modo, dopo essere stata rovinata economicamente, soprattutto per il troppo tempo, che per quanto riguarda all’assistenza continua, sono stata lasciata abbandonata dai Servizi Sociali e privata di parecchi farmaci, in aggiunta di stress, preoccupazioni ed errori, mi è stata data l’impressione che su di me viene applicata l’eutanasia passiva. Il piacere che nasce dal dolore altrui è forse il più tenebroso mistero della mente umana.

44. A tutto questo si aggiunge un continuo tremendo stress, sino a costringermi nell’ultima stagione della mia vita, a non potere avere come detto, neppure, il medico di base di mia scelta. Oltre al danno, all’umiliazione personale e all’isolamento senza vedere alcun interessamento nei miei confronti da parte dell’Assistente Sociale dei Servizi Sociali di Tolmezzo, v’è il mancato principio di prevenzione di qualsiasi rischio, sia per quanto legato alle condizioni di grave disabilità, sia per quanto attiene alla malattia di Behçet per la quale pertanto viene esercitata la mancanza di prevenzione e tutela della mia residua salute.

45. Mi sento molto colpita da questa atroce esperienza. E’ devastante vedere assenti i principi basilari del rispetto dei diritti umani, dei meccanismi per la loro difesa e la mancata soluzione pacifica delle controversie. Tutto ciò viene tranquillamente attuato, malgrado ci siano elementi e prospettive essenziali per il consolidamento di un futuro di eguaglianza e di pace interiore verso chi è sofferente.

18° Fatto


46. Il 18 di marzo del mese scorso, mentre ero lasciata ancora senza assistenza mentre mi accingevo a scendere dal letto per recarmi in bagno, non essendo arrivata ad afferrare il deambulatore, che accidentalmente aveva ricevuto un colpo col piede nel mettermi al letto, piombavo sul pavimento senza riuscire a sollevarmi. Fortunatamente non ho battuto la testa. In quella occasione quando sono caduta gridavo aiuto, ma nessuno dei vicini mi aveva udita.  Dopo circa un’ora e mezzo ho potuto essere distesa sul letto con l’aiuto dell’infermiere volontario che è venuto a farmi visita per vedere come mi sentivo fisicamente e moralmente.  Allora, per il timore che fossi trattenuta troppo tempo in ospedale, ho voluto farmi accompagnare al Pronto Soccorso solo dopo un giorno. In quella occasione mi è stata refertata una prognosi di 74 giorni.

47. Di tutto questo sono stati formalmente informati due autorevoli signori, così come scritto nell’Atto di diffida più per altri solo per conoscenza, tra i quali anche l’Ordine dei Medici di Udine, ma l’unico, per ora, ad avere dato una risposta o segno di esistenza in vita, è stato soltanto l’Ufficio del Signor Prefetto di Udine.

48. Se ad una persona ammalata e disabile come me, si aggiunge il grande logoramento emotivo, provocato dall’impatto delle gravi azioni criminose e pertanto ulteriormente nocive alla salute, esercitate dai Servizi Sociali di Tolmezzo e dai loro effetti devastanti, come quelli provocati con l’ostruzionismo per mesi, impedendo di potere fare avere gratuitamente i farmaci, (contravvenendo apertamente al dispositivo EX D.M. N. 279/2001 CODICE RC0210), l’abbandono in solitudine, senza assistenza continua, il sovraccarico emotivo, nell’intimo arriva a fare provare persino una valutazione negativa di impotenza di sé stessi, nei riguardi dei problemi che sarebbero umanamente risolvibili, se non ci fosse un accanito piacere nel consumare il danno di abbandono di persona disabile grave. Sappiamo tutti che la legge non si applica ma si interpreta, per cui chi arreca danni e immagina o sa di essere protetto da qualcuno, non si preoccupa affatto delle conseguenze.

49. In considerazione di quanto sopra premesso, considerato e posto in luce, con la presente informativa, spero che qualcuno che mi legge, voglia aiutarmi ad uscire fuori da uno stillicidio interminabile di ulteriore sofferenza, che si aggiunge alle miei patimenti per patologie multiple e disabilità grave.

50. Spero che qualcuno mi aiuti a farmi rimborsare le spese che, senza scrupoli, mi sono state fatte sostenere, legate all’intervento chirurgico, che ho dovuto farmi praticare a Milano per salvarmi la vita.

51. Spero altresì che qualcuno mi aiuti a farmi ricevere il rimborso delle spese sostenute per l’acquisto dei farmaci che attraverso il boicottaggio e la frode dell’USL di Tolmezzo (UD), mi sono state ingiustamente fatte accollare, in aperta violazione del dispositivo in Allegato 1 del DM 279/2001.

52. Auspico che ci sia qualcuno che possa garantire e disporre di tutelare l’incolumità, la salute residua e pertanto la mia stessa vita, messa in mani poco raccomandabili. Spero che si faccia porre subito fine alla disumana, vergognosa eutanasia passiva che mi viene fatta subire da mesi in modi diversi, con indecenza, crudeltà, illegittimità e inciviltà, sino a vedere porre sempre di più e senza scrupoli ad alto rischio la stessa mia vita, già tanto a rischio per patologie multiple e la sindrome di BEHÇET. La vicenda distruttiva che mi viene fatta vivere con stillicidio giorno per giorno in Alto Friuli da mesi, spero che resti anche nelle scuole, affinché non si dimentichi fino a che punto l’essere umano è capace di nuocere di nascosto, (malgrado percepisca uno stipendio per rendere un servizio sanitario pubblico per il sostegno e aiuto dei cittadini più bisognosi), affinché i figli di tutti conoscano cosa significa abbandonare chi soffre e chiede inutilmente aiuto.

19° Fatto


53. Per la mia grave situazione debitoria e di estrema necessità vitale, mi sono rivolta alla Caritas locale di Villa Santina (UD) e in tale circostanza ho scoperto che la Caritas sembrerebbe che viene gestita dalla moglie del sindaco del paese in qualità di coordinatrice, la quale signora, sovraintendendo a tale struttura, alla mia richiesta disperata di aiuto economico per riuscire a pagare una bolletta del GAS, mi ha risposto seccamente che loro non danno aiuto economico per nessun motivo e quindi neppure per pagare una bolletta. Dopo avere spiegato che la mia situazione debitoria mi è stata causata dai Servizi Sociali di zona, ho visto che a spiegare a detta signora ho perso solo fiato e tempo. Piuttosto mi viene fatta chiudere l’erogazione del gas, che quella di volermi aiutare.
Incidentalmente c’è da dire che in altri casi, per la mia vicenda, di orecchie di ghiaccio in cuori di pietra ne ho già trovati parecchi, una catena umana che nessuno ancora riesce a spezzare: si trova l’inaudito nel devastante torpore generale delle istituzioni.

54. Tutto quello che mi viene fatto subire e soffrire da donna ammalata grave e disabile grave (si sa che per questo persino molto più amplificato interiormente alla mia persona già duramente provata) qui in Alto Friuli viene fatto consumare pacificamente, malgrado che ci sia ancora in vigore pure la:
 

Convenzione delle Nazioni Unite contro la Tortura


La Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti (in inglese, United Nations Convention against Torture and Other Cruel, Inhuman or Degrading Treatment or Punishment) è uno strumento internazionale per la difesa dei diritti umani, sotto la supervisione dell'ONU.
Il Comitato contro la Tortura, tra i vari comitati dei Diritti Umani, è uno di quelli più efficaci ed incisivi, tuttavia il Comitato può esercitare controlli solo se uno Stato contraente dichiara espressamente di accettarli.[2]
La Convenzione è stata approvata dall'Assemblea dell'ONU a New York il 10 dicembre 1984, ed è entrata in vigore il 26 giugno 1987. Al Giugno 2008, è stata ratificata da 145 Paesi. Il 26 giugno è la giornata internazionale di sostegno alle vittime della tortura.”


55. Faccio pertanto infine presente che qualunque persona, se vuole, può in ogni momento offrire il proprio contributo di solidarietà, piccolo o grande che sia, per dimostrare che quando una persona bussa ad una porta chiedendo aiuto, non si caccia via dicendo che per pagare le bollette o per acquistare dei farmaci indispensabili alla qualità decente della vita non c’è possibilità di ricevere aiuto economico. Questo non è altro che una parte colma di vergogna. A tale colletta possono partecipare tutti (parrocchie, associazioni, movimenti ecclesiali e di ogni credo religioso). Essi sentendosi fortemente appartenenti alla vera società civile, possono esprimere un gesto di grande valore religioso e morale, anche per contrastare cattiveria ed egoismo infernali che dominano sempre più oggi anche nel nostro Paese.
 

20° Fatto


54.Dopo tutto questo cocktail di convergenze per l’attuazione della suddetta eutanasia, fatta di stress, amarezze, delusioni, incertezze verso le Istituzioni, specialmente verso chi è stato informato dei fatti criminosi, consumati ai miei danni e che si presta a un gioco di inerzia o connivenza o complicità per la più vergognosa distruzione della mia residua salute, senza mai vedere intervenire nessuno in mio soccorso, mi sono sentita male e per i sintomi patognomonici attribuibili a problemi dell’apparato cardio-circolatorio, mi hanno sottoposto all’esame di ECOCARDIOGRAMMA. Ora non ho solo le valvole del cuore che non funzionano correttamente (valutate con ecografia cardiaca), ma sono anche affetta da aritmia cardiaca, come si può evincere dalle conclusioni del referto dell’esame ELETTROCARDIOGRAFICO con la specifica RITMO SINUSALE CON FREQUENTI EXTRASISTOLI VENTRICOLARI-ECG ANORMALE effettuato di recente in data 3 maggio 2013. L’ultimo ELETTROCARDIOGRAMMA precedente mi è stato effettuato anno scorso, (21 giugno 2012) e lo stesso RITMO SINUSALE ERA STATO RISCONTRATO NORMALE. Ora, oltre alle valvole del cuore che non funzionano bene, oltre alla BRONCO-PNEUMOPATIA-CRONICA-OSTRUTTIVA, con tutto quanto sopra informato e documentato, come concausa mi è stata fatta lasciare minacciare per mesi la mia residua salute e dopo di questo mi è stata fatta causare, o quanto meno anticipare, l’ARITMIA CARDIACA. Spesso questo degrado istituzionale, politico e sociale viene fatto accettare con la logica della fatalità: come il prezzo inevitabile da pagare durante il cambio di consegne dei “governi” che si succedono. Non è così. Ho il sospetto che ci sia nelle istituzioni chi vuole che non cambi nulla, vivendo tanto bene nella confusione e nel caos generale, sino a non fare avviare soluzioni possibili ai problemi di chi ha bisogno di aiuto e di soccorso per vivere, tanto sa che nel caos quasi nessuno fa caso al male che viene inferto a una vittima di fatti illeciti sopra descritti. Ora da circa un mese non ho potuto neppure comperarmi una fettina di carne per mettermi un po’ di più in forze, in quanto riscontrata più di una volta anche carente di vitamina B12 nel sangue. Vivo senza assistenza continua che secondo il Verbale del Collegio Medico dell’I.N.P.S. di Udine, avrebbe dovuto essere attuata da tempo, dai Servizi Sociali. E vivo con un poco di pasta o riso che mi da dietro mia richiesta settimanale la Caritas di zona. Questa immagine di insieme è già di per sé sufficiente a definire una situazione di continuo pericolo, laddove altre analoghe vicende hanno trovato conferme a livello scientifico nei dati generalmente forniti dai servizi multizonali, ritenuti davvero e onestamente normali, di altre prevenzioni delle USL, circa l’abbandono di persona incapace di essere autosufficiente come me, l’avere dovuto subire una rovina economica, nel mio caso indotta da USL e Servizi Sociali di zona, come quella che mi è stata fatta subire, in quanto, malgrado io sia affetta di una malattia rara, la BeHcet, mi è stato fatto acquistare per circa un anno (per alcune migliaia di Euro) farmaci per i quali per Decreto Ministeriale sopra citato, non avrei dovuto pagare neanche un centesimo di Euro. Ho subito una grave e devastante meschinità. I Servizi Sociali e USL di zona (Tolmezzo) sapevano benissimo che le enormi spese per l’acquisto dei farmaci dispensati dal S.S.N. per sopravvivere con una vita un tantino più normale e dignitosa, mi avrebbero indotto a subire la mia rovina economica, perché lo hanno fatto? Quale è stato il loro piacere e perché? Per non parlare poi dei viaggi che devo fare e sostenere economicamente ove curano la malattia rara BEHCET (Veneto e Lombardia) per farmi monitorare l'andamento e le complicanze correlate all'attività della malattia. Sotto quale luce io ora vedo i funzionari dei Servizi Sociali di Zona, dopo avermi vista abbandonare e nuocere durante una mia emergenza sanitaria, lo lascio immaginare al lettore. Credo nella supervisione del Signore e so che l’impunità pilotata degli uomini non è tutto.

 

21° Fatto

In data 07.05.2013 ho ricevuto risposta dall’Ordine degli Assistenti sociali di Udine al quale pure mi ero rivolta chiedendo di essere aiutata.
Da quello che si può intuire da detta risposta, è il fatto che fa trasparire che l’Assistente Sociale dei Servizi Sociali di Tolmezzo, che avrebbe dovuto aiutarmi da persona ammalata e disabile grave nei meandri della burocrazia e nei miei momenti di maggiore disperazione, non l’ha fatto non per propria iniziativa, ma perché verosimilmente comandata a non darmi né chiarimenti indispensabili per essere messa a conoscenza circa le esenzioni vigenti per i farmaci necessari per la cura della malattia rara di Behcet, né sostegno economico per le spese straordinarie sostenute per acquisto farmaci prescritti e legati alla stessa malattia rara, né il rimborso per le spese straordinarie da me sostenute per salvarmi la vita Milano per il complicato intervento chirurgico subito, che qui in Friuli i medici anestesisti non autorizzavano l’effettuazione a causa del comunicato livello “tre” di rischio anestesiologico legato ai miei problemi cardio-respiratori.


Grazie di avermi letta.                             

Giovanna Nigris  

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