MARE E MEMORIA DEL SILENZIO


Ascoltavo la voce salmastra del mare
da dolce a moderata a impetuosa,
poi più selvaggia allerta imperiosa.
E’ amico del vento che ora lo culla,
poi lo sospinge fino a farlo agitare
e il sole ride e su di lui si specchia
e lo fanno persino così profumare.
L’impegno di marinaio navigante
mi faceva sentire libero, esultante.
Potevo sorridere con l’alba sul mare,
cantare fiero col mio lavoro speciale,
abbracciavo ogni nuovo giorno
dal più dolce, al caldo, all’invernale.
Sbarcando ascoltavo il suono dolce
del vento, anche sulla bella terra ferma
e se pur il Sud Africa era ospitale, costì
la sfera di tante vite era però resa infernale.
Ho visto piangere a causa di violenze,
disparità, abusi, disoccupazione,
sfruttamento e discriminazione razziale.
Tra i tormentati ho visto tanta fraternità
e mani stringersi lealmente tra loro.
Poi tra cielo e mare rimeditavo, su costoro,
se mai in Italia un giorno avvenire,
avessimo potuto così finire,
sovraccaricatati da tante simili bassezze,
vergogne, indescrivibili e nefandezze.
Sarebbe un dono davvero naturale
quello di smettere di fare l’altrui male,
imparando a costruire il bene sociale
senza più rifilare continuo carnevale.
Eludendo un mare di verità statale
si distrugge l’ultima porzione di vita
di fronte alla traiettoria tanto abituale
del silenzio e della connivenza criminale.
Casi gravi di violazione dei diritti umani
vengono perpetrati da sicari o agenti statali.
In tali casi omertosi tanto biechi e crudeli
la grande stampa nazionale è insufficiente,
imprecisa, disorganica, con una marea di veli.
Da quattro lustri, mi frappongo a mo’ di scudo
davanti a xenofobia, violenza, vita da salvare,
ma mai la connivenza viene messa a nudo.
La scure del crimine si agita e nuoce al buio
anche su chi è stato reso disabile, malato,
con patologie multiple e morbo oscuro.
Ora non mi pongo più la riflessa domanda:
se mai in Italia un giorno avvenire,
anche qui  avessimo potuto così finire.
Giacomo Jim Montana
Novembre 2012

 



 

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