Un brivido di
luce
bruca sui distratti volti
di onorevoli signori,
prima di entrare
nel cupo Parlamento.
In quel tetro
clima
ogni parola calibrata,
scandisce il tempo
in una rete di discorsi,
in un manto suntuoso.
Non ho mai
temuto
così quel buio fisso
ove senza splendore
non si distinguono
neppure gli errori.
Qui nessuno ti
pensa
oh! fratello caduto
ignoto violentato,
persino dimenticato
così oltre quel muro!
L’alveare
onorevole
sciama frenetico,
un codazzo di potenti
grida a nuove elezioni…
Ora gli ignavi si alternano.
