Giovanna Carmela Nigris
(nella foto) è assistente amministrativo presso il reparto oftalmico del
Fatebenefratelli di Milano. Ma non la troverete in ospedale perché da dieci
anni è stata spesso costretta a casa da una serie di malattie invalidanti.
Ora è a casa per ossigenoterapia in malattia grava riconosciuta dalla Asl Di
Milano (il documento su trova nel suo sito). Il suo è un vero calvario fatto
di soprusi e angherie; una vita vissuta con collegi e superiori che, quando
non avevano nei suoi confronti atteggiamenti ostili, la ridicolizzavano. Ha
subito quello che oggi chiamiamo “mobbing” ma ha, anche, pagato sulla sua
pelle l'aspetto più dequalificante della sanità italiana. Il silenzio che è
calato intorno alla sua vicenda è impressionante ed al tempo stesso
preoccupante. Noi, con questa intervista, tentiamo di aprire uno squarcio
nella cortina dei ferro che è stata eretta intorno a Lei.
Quando ha capito di essere stata mobizzata?
"Dieci anni fa. All'inizio credevo che fossero cose casuali; cercavo di
pensare positivo e minimizzare le cose che mi accadevano. Poi quando ho
visto che diventavano sempre più gravi ho capito che era mobbing."
In che modo veniva attuato nei suoi confronti?
"Il mio calvario è iniziato con il periodo di Mani Pulite; il mio capo
ufficio fu arrestato ed io trasferita senza preavviso. Da allora ho lavorato
alla accettazione dei referti presso il Fatebenefratelli."
In un ospedale. Quindi con tutte le precauzioni del caso?
"No, assolutamente. Ho lavorato in quel reparto senza alcuna protezione;
c'erano, a volte, dei fogli bagnati di urina, di escreati o di sangue ed io,
che ero una impiegata, non avevo le tutele necessarie. Non mi sono stati
effettuati esami; non ho fatto alcun corso preventivo."
I suoi rapporti con i colleghi?
"Andavo d'accordo con tutti fino a quando ho avuto delle discussioni con una
dottoressa che, per rispondere al telefono, veniva nella mia stanza con i
guanti sporchi di sangue. Quando chiedevo i mezzi di protezione individuali
(i cosiddetti DPI, N.d.R.) mi prendevano in giro. ‘Lei è sempre la solita
polemica' dicevano; io, invece ,sentivo che quello era un ambiente
antigienico; anche perché lo constatavo
de visu. Il locale era
stretto, c'era la mia scrivania e due banconi per l'accettazione senza alcun
vetro di protezione. Sul soffitto una ventola a pale che girando spargeva
nell'aria i batteri seccati sulla scrivania.. Mi sono ammalata e da quel
momento è cominciata la tragedia. La malattia è stata grave."
Si è rivolta alla Magistratura?
"Si, ho fatto una denuncia penale, ma il 6 ottobre c'è stata la
prescrizione. Il primo processo fu, invece, archiviato per un timbro non
apposto per errore dagli stessi uffici del tribunale. Ricordo che, in quella
occasione, svenni in aula per tutta la tensione accumulata da tanti anni e
per la paura di essere licenziata. In seguito il processo fu riaperto con i
quattro imputati precedenti, ma poi fu come detto archiviato il 6 ottobre
2004 per prescrizione dei reati. In quest'ultima sentenza non si dice che la
malattia non è dovuta a cause di servizio o che gli imputati non avessero
commesso dei reati. Ora la sola speranza è la costituzione di parte civile
ma bisognerebbe trovare un legale coraggioso e forte. E, francamente, credo
di non avere più forze per cercarne uno come finora ho fatto."
Chi è stato il suo mobber?
"Non è stato un singolo individuo ma un insieme di persone. Ho il sospetto
che tutto abbia avuto inizio con l'arresto del mio capo ufficio. Forse,
allora, qualcuno pensò che io avessi visto cose che non avrei dovuto vedere.
Ma ripeto è una mia supposizione."
E dopo?
"Anche successivamente ci sono stati personaggi che mi deridevano quando
passavo con le stampelle, mi cantavano canzoncine allusive come "Aspetta e
spera" o "adesso spogliati".
Il suo tempo è occupato da visite mediche, carte bollate e quanto altro.
Ha un'idea di quando finirà questa odissea?
"Non so. Pensi che sono stata sottoposta a visita collegiale il 18 agosto
del 2004 e ancora attendo il verbale di visita medica. Ho chiesto l'accesso
alla documentazione che mi riguardava; ma mi è stato negato al punto tale
che ho dovuto richiedere l'intervento del 112. Solo con l'arrivo dei
carabinieri mi è hanno invitato a presentare formale richiesta scritta per
ottenere, forse, una documentazione che avrò entro trenta giorni. Sono stata
riconosciuta in malattia grave dalla ASL nel marzo dello scorso anno. In
agosto sono stata lasciata a stipendio “zero”; mi hanno, persino, decurtato
le 600 euro di spese mediche documentate con il 730."
Qual è l'attenzione che i mass media hanno avuto per il suo problema?
"Mi sono rivolta alle tre reti RAI, a Maurizio Costanzo, alle Iene, a "Mi
manda rai tre" , ho chiesto aiuto a Massimo Boldi e a Bruno Lauzi. Ma
nessuno si è degnato di una risposta. Io continuo a scrivere a tutti i
giornali e a tutte le televisioni; purtroppo senza risultato. Lei è la prima
persona che mi contatta."
Mobbing-Sisu.com: perché un sito personale per parlare di un problema
generale?
"Il mio è un sito personale nato per un estremo tentativo di difesa. Nessuno
mi aiutava e allora è nata l'idea del sito internet. Con il tempo si è
sviluppata l'idea di partire dalla vicenda personale per offrire un aiuto
concreto a quanti vivono lo stesso problema."
A queste persone cosa si sente di dire?
"Per superare il mobbing non bisogna avere paura; gli ‘aguzzini' giocano
proprio sulla paura e sulla possibilità che la vittima ceda. Ci sono forme
gravi di mobbing che possono far morire una persona nel silenzio senza che i
cittadini sappiamo nulla. Sono disposta a pubblicare sul mio sito le varie
esperienze personali."
A distanza di dieci anni quali sono le sue condizioni fisiche?
"Ho difficoltà respiratorie ed effettuo una ossigenoterapia quotidiana; le
mie difese immunitarie sono scarse a causa delle cure antitubercolari (oltre
20 mesi di chemioterapici); ho problemi neurologici alle gambe che mi hanno
creato difficoltà di deambulazione; ho entrambi i menischi fratturati, ma
non operabili a causa della pregressa Tbc. Ed oggi ho la febbre per cui sarò
costretta ad assumere nuovamente antibiotici (cosa che debbo fare al giorno
d'oggi molto spesso per le mie cagionevoli condizioni di salute). Questa è
la mia situazione clinica. Giudichi lei il mio stato di salute."
Vincenzo Greco (Oltrenews.it / Girodivite.it)
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