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Cronaca di una lunga serie di illegalità contro una donna senza tutele sul posto di lavoro.

"Tra parole e silenzi"
Lettera aperta ai Mass Media

Scrivere sulle torture psicofisiche che si sono subite sul posto di lavoro, specialmente nei punti più salienti, dopo essere stata una donna molto vitale, è doloroso. Questo, non soltanto perché si rivivono mentalmente tutti i vari stadi del dolore e della devastazione fisica che si sono subiti, ma anche perché ci si rammenta che la protezione politica adottata a sostegno dei carnefici, nel mio caso, è sempre stata più forte della volontà di volere aiutare la vittima che subisce violenza. Detto ciò, si intuisce che, in tale vicenda, verosimilmente risulta più semplice, comodo e sbrigativo stare dalla parte di chi esercita molto male i propri poteri politici. Probabilmente preferire di stare dalla parte della vittima che subisce atrocità, richiederebbe di impegnare maggiori energie e persino conoscere e immaginare il dolore, la tristezza, l'ignominia e l'umiliazione e questo forse, sul sentiero della vita, spaventa o comunque sia scoraggia. Da quasi dodici anni mi chiedo come è possibile che avvenga tutto questo, alla luce del sole e in un contesto di una tanto decantata democrazia e civiltà.

Prima di pagare duramente in prima persona con la mia salute e con tutto quello che ciò comporta, credevo che in un paese civile e democratico fosse difficile per qualsiasi essere umano rimanere indifferente all'estrema sofferenza di una persona innocente. Pensavo che, in tale contesto, i carnefici con le loro malefatte, non avrebbero potuto avere vita facile dalla legge. Devo ammettere che evidentemente mi sono sbagliata. Quali saranno gli sviluppi da tutto ciò? I fatti di servizio, colmi di violenza psicofisica contro una donna, subiti sul posto di lavoro, comporteranno un leale ripensamento e una ragionevole presa di coscienza? Oppure le impunità nei confronti dei carnefici resteranno ancora sistematicamente tali, la derisione e lo scherno e gli avvenimenti isolati e censurati continueranno ad essere talmente controllati da influenze e protezioni politiche, sino a continuare a non avere nessuna eco nei cuori di molta gente che è stata informata dei fatti di servizio? Risulta chiaro comunque che, chi non è direttamente coinvolto, in qualche maniera nella sofferenza diretta o indiretta e nel dolore, preferisce nascondersi, e poi, come ho detto, dare segno di esistere con una farsa solo dopo, quando accade il peggio. Comprendo benissimo anche, che è difficile capire chi ha vissuto sulla propria pelle la ferocia e la brutalità consumata con danni gravi alla persona.

Io credo che nessuno di coloro che sono stati informati dei fatti atroci di servizio che ho subito e che hanno sempre fatto finta di non sapere nulla dello stillicidio di sofferenza e dolore procurato alla sottoscritta, possa sinceramente avere tutto il diritto di indignarsi delle violenze che si verificano in altri paesi. Gli autori degli articoli di stampa che scrivono sulla società di massa, alcune volte tentano di dimostrare di volersi preoccupare dei rapporti del cittadino con la società, del grado di libertà e di giustizia goduto dallo stesso, nella moderna società urbana e industriale e come l'individuo vede il suo ambiente sociale e come lo giudica. Ma purtroppo, mi sono stati dati un'infinità di motivi per credere che ciò sia tutta una farsa, verosimilmente controllata da uomini politici, per il proprio tornaconto economico, di carriera ed elettorale e nulla più.

Giovanna Nigris
Milano, 11 settembre 2004




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