Cronaca di una lunga serie di illegalità contro una donna senza tutele sul posto di lavoro.
Donna e disabilità, cosa ne scriviamo
Giovanna
Ancora ottimista dopo avere subito lesioni colpose gravissime presso l’ospedale
ove presta servizio in qualità di assistente amministrativo, trascorre pressoché
le giornate chiusa in casa ed in vana attesa di giustizia dallo Stato. La colpa
non è solo della malattia muscolare postuma alla tubercolosi che le è stata
contagiata e che molto lentamente ha invaso il suo corpo, ma soprattutto della
società sempre più abbrutita e trasformata dal consumismo. Qualcuno vuole che
lei non debba mai ottenere giustizia e che resti sempre disponibile a subire da
tutti. L’altro ieri si è fatta accompagnare con la sua auto, da un infermiere
che svolge il lavoro di volontariato prima in farmacia per l’acquisto di farmaci
che le servono, poi in una stireria sartoria per fare effettuare lavori a due
capi di abbigliamento. Poiché portatrice di handicap, l’infermiere ha
accuratamente posteggiato l’auto munita di pass invalidi in maniera, sia che non
ostruisse il traffico in quel punto, sia per aiutare la signora, affetta da
instabilità agli arti inferiori con vertigini e perdita di equilibrio, ad
accedere facilmente senza camminare troppo, al negozio. In quel momento
sopraggiungeva un giovane che lavora al distributore di benzina sito in Viale
Monza n. 305 a Milano il quale intimava a gran voce di spostare immediatamente
l’auto da dove era parcheggiata, soggiungendo che quella area pur limitrofa
faceva parte dell’area del servizio del distributore di benzina anche se in
effetti non veniva ostruito il passaggio. L’infermiere cercava in ogni modo di
fare ragionare l’interlocutore alterato, spiegando che la signora oltre ad
essere portatrice di handicap è anche in malattia grave con ossigenoterapia
quotidiana riconosciuta dalla ASL di Milano. Da lì a pochi secondi, tre
dipendenti della stazione di servizio qualificatesi come “i gestori” aggredivano
con pugni e calci sia l’infermiere che la Signora portatrice di handicap. In
particolare a questa ultima le è stato sferrato un pugno in testa facendola
rovinare a terra. Mentre ancora l’infermiere era sotto il tiro di pugni, la
donna ha trovato la forza di chiedere il pronto intervento dei carabinieri
digitando il 112 col telefono cellulare che da lì a poco sono sopraggiunti sul
posto. Gli stessi militari dell’arma hanno fatto arrivare un’ambulanza per
inviare i contusi all’ospedale. L’infermiere è stato medicato e dimesso il
giorno stesso, mentre la signora portatrice di handicap dopo l’osservazione
medica e specialistica per il trauma cranico il giorno dopo è stata fatta
passare dal ricovero in pronto soccorso dell’Ospedale Maggiore Policlinico di
Milano a quello dell’Ospedale Ortopedico Gaetano Pini di Milano ove il medico di
turno le ha prescritto riposo e cure per tutti i venticinque giorni di prognosi
s.c. che le sono stati refertati. Anche questa è la storia di una donna che
abita in una grande città d’Italia: Milano. Tempi duri anche per chi intende
svolgere un servizio utile di volontariato. Questa violenza viene scritta
direttamente da me che sono l’infermiere che ha visto e pure subito la
bestialità. Scopo dell’articolo è quello di richiamare l’attenzione in difesa
delle persone ammalate e affette da riduzione dell’autonomia personale. Se
vogliamo vivere davvero in una società civile le persone violente che abusano
degli handicappati devono essere fermate in tempo con punizioni esemplari che in
ogni caso fungeranno comunque da deterrente contro qualsiasi ulteriore azione
criminale. Lasciare tutto senza alcuna precauzione, e le leggi ammuffire sulla
carta come ho sempre visto fare da parecchio tempo ai danni della stessa signora
sul suo posto di lavoro, (Vedi sito internet: www.mobbing-sisu.com) significa
lasciare libertà di uccidere a chi soprattutto da certi personaggi della
politica italiana viene riconosciuto il tacito diritto di considerarsi al di
sopra della legge. Allego L’art. 1 della norma relativa alla integrazione
sociale degli handicappati.
Grazie se vi dissocerete da certi soggetti violenti. Agli altri auguro con tutto
il cuore che debbano provare anche solo una parte delle atrocità fatte subire
sino ad oggi alla signora Giovanna Nigris vittima anche di questa nuova
incresciosa vicenda.
Giacomo Montana
Milano - 29 giugno 2005
1. Portatore di handicap grave (art. 3, 1° e 3° comma, L. 104/92)
"E’ persona handicappata colui che presenta una minorazione fisica, psichica o
sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di
apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare
un processo di svantaggio sociale o di emarginazione” (I° comma). "Qualora la
minorazione, singola o plurima, abbia ridotto l’autonomia personale, correlata
all’età, in modo da rendere necessario un intervento assistenziale globale nella
sfera individuale o in quella di relazione, la situazione assume connotazione di
gravità (III° comma). Come si legge nella disposizione richiamata, per definire
la nozione generale di portatore di handicap, il legislatore fa riferimento alla
posizione di svantaggio sociale e di emarginazione in cui un soggetto viene a
trovarsi a causa della minorazione da cui è affetto.
La giurisprudenza ha così definito l’handicap in situazione di gravità, come la
riduzione dell’autonomia personale caratterizzata dalla compresenza di patologie
o di altri fattori idonei a menomare le condizioni di vita del soggetto e tali
da rendere necessario un intervento assistenziale, permanente, continuativo e
globale, non essendo sufficiente a configurare tale situazione lo stato
invalidante, che dà titolo alla corresponsione delle prestazioni assistenziali e
previdenziali, quali ad esempio la pensione d’invalidità e l’indennità di
accompagnamento.
La tutela nei confronti delle persone, che si trovino in tale situazione, opera
direttamente attraverso i benefici di cui al 6° comma dell’art.33, oppure
indirettamente, tramite le agevolazioni previste ai commi 1, 2, 3, 4, 5 e 7 del
medesimo articolo a favore dei genitori, degli affidatari e dei familiari di
tali soggetti.
Ho informato dei fatti alcuni amici italiani residenti all’estero e mi hanno
tutti detto che anche per quest’ultima vicenda che ho subito l’altro ieri, gli
aggressori sarebbero già “al fresco”. Invece qui siamo in Italia e costoro
continuano pacificamente a lavorare, essendo un pericolo pubblico con la loro
violenza inaudita.
Giovanna Nigris